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Tag: autostima
7 motivi per non alzare le mani sui bambini
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6 ottobre 2014  |  Scritto da famosatoys

Negli ultimi anni diversi studi psicologici, come quello realizzato dall’Università di Manitoba in Canada, hanno dimostrato che gli adulti che sono stati puniti con la violenza fisica e verbale durante l’infanzia hanno un aumentato rischio di sviluppare disturbi psicologici come ansia, depressione o disfunzioni della personalità. In realtà le conseguenze di uno schiaffo, soprattutto se reiterato, non sono mai neutre neanche nell’immediato.

E’ vero che alcune volte i figli ci fanno perdere la pazienza ma se avete ancora dubbi su come comportarvi, ecco 7 validi motivi per non usare la violenza

Promuove l’aggressività
Dando al bambino una sculacciata si dimostra di essere il “più forte” .
Quando usiamo una punizione fisica, stiamo dicendo che il più grande e il più forte decide cosa è giusto e cosa è sbagliato. Cosa succederà quando sarà più lui quello grande? Probabilmente abuserà del suo potere di fronte ad uno più debole, senza riuscire a dare una giusta direzioni alle sue emozioni.

Sostiene l’idea della necessità della violenza
Ogni volta che si picchia un bambino gli si sta dicendo che la violenza è una soluzione ai problemi. Dopo tutto, fisicamente o verbalmente punire è una forma di bullismo, che porterà a fargli credere che generare paura è il modo giusto per imporre agli altri il suo modo di fare e pensare.

Non corregge un comportamento sbagliato
Dare una sculacciata ad un bambino perché ha fatto ‘qualcosa di sbagliato’ , non sta insegnando nessun atteggiamento corretto, non gli si sta dicendo come si deve comportare. Lo si sta semplicemente spaventando e, come fa notare il Dr. Bruce Lipton, noto biologo cellulare americano , la paura non aiuta ma crea stress, basti pensare che sotto l’effetto della paura i battiti del cuore aumentano, la pressione del sangue accelera, gli zuccheri si riversano nel sangue, aumentano le secrezioni da parte dell’ipofisi anteriore e della midollare surrenale.

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Genera una bassa autostima
I genitori sono , per i figli, le loro figure di riferimento.
Se questi si rivolgono a loro usando violenza e umiliandoli con le parole, i bambini tenderanno a pensare che il loro comportamento è sempre sbagliato e senza valore.
Questo atteggiamento , con il tempo , può influire sulla loro autostima che invece è fondamentale far crescere per essere felici nella vita.

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Crea problemi di comunicazione e socializzazione
la punizione violenta porta il bambino a non fidarsi della gente , che si trasformerà in una tendenza ad isolarsi e quindi a problemi di adattamento sociale.
Un bambino sottoposto ad una violenza dalla quale non può difendersi ne fisicamente ne psicologicamente, tenderà a reprimere il risentimento che non può esprimere apertamente, costruendo un malessere interiore che può degenerare nel tempo

Ha un effetto limitato
La punizione fisica ha un effetto immediato ma limitato nel tempo.
Non insegnando ma spaventando soltanto, il bambino non saprà come comportarsi in situazioni analoghe e , di conseguenza, sbaglierà di nuovo. Inoltre, se si utilizza spesso la punizione fisica il bambino si abitua e si corre il rischio di sviluppare problemi di autocontrollo.

Favorisce problemi di apprendimento
Questo tipo di modello educativo porta alla paura del fallimento che in futuro limiterà la loro autonomia .
La paura di sbagliare , di deludere i genitori bloccherà sul nascere i loro progetti, facendoli indietreggiare davanti ai primi ostacoli senza quindi l’ opportunità di sperimentare e di crescere serenamente.

6 motivi per insegnare la musica ai bambini
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15 settembre 2014  |  Scritto da famosatoys

I vostri figli rimangono affascinati all’ ascolto della musica? Beh, non escludete la possibilità di avere un futuro pianista, chitarrista o un batterista a casa. La musica offre molti vantaggi ai bambini e non solo per coloro la ascoltano. Secondo Antonio Abreu, fondatore di El Sistema, una fondazione per la promozione sociale dell’infanzia e della gioventù attraverso un percorso innovativo di didattica musicale, la musica ha effetti positivi a lungo termine. È certo che i bambini e i ragazzi che studiano musica per anni, anche quando non diventano concertisti professionisti, sviluppano maggiori abilità logiche e linguistiche, hanno meno difficoltà di socializzazione e, in generale, godono di un maggior benessere psicologico.

Questo articolo vi suggerisce 6 buoni motivi per cominciare a pensarci:

Migliora il rendimento scolastico
l’esperto musicale Meredith Levand: “Gli studi mostrano una relazione diretta tra la formazione musicale e il rendimento scolastico.” Questo perché l’apprendimento della musica migliora il funzionamento cognitivo del cervello. “Quando si impara a suonare uno strumento, le altre parti del nostro cervello, legate alla lettura, alla matematica e alle emozioni vengono stimolate”. Inoltre, è un’ottimo esercizio per la memoria.

Aiuta la socializzazione
Andare a lezione di strumento o far parte di un’orchestra o di un coro, migliora la socializzazione. “I bambini che si trovano in un gruppo musicale imparano ad essere parte di un gruppo e ad apprezzare i vantaggi del lavoro di squadra, mentre sviluppano le loro abilità di leadership e disciplina”, dice Eduardo Marturet, direttore della Miami Symphony Orchestra e coordinatore del programma MISO per giovani artisti nel sud della Florida.

Migliora l’autostima
Credere in se stessi è la chiave per migliorare la propria vita. Se i vostri figli imparano a suonare uno strumento musicale, questo li aiuterà a gestire i loro successi e loro frustrazioni. “Se i vostri figli si sentono in grado di fare qualcosa per conto proprio e di migliorare di giorno in giorno, la loro autostima crescerà”, dice l’insegnante di musica e musicista jazz Elizabeth Dotson-Westphalen.

Educa alla pazienza
Viviamo in un mondo in cui ci si è abituati ad ottenere ciò che si vuole quasi istantaneamente grazie a Internet e questo rende sia bambini che adulti sempre più impazienti. Per imparare ad essere più pazienti imparare a suonare uno strumento può essere una buona soluzione. Li aiuterà a mantenere la concentrazione, miglioreranno le proprie capacità di osservazione e capiranno l’importanza di fare sforzi per realizzare qualcosa. D’altra parte, giocando con altri bambini, devono aspettare il loro turno e rispettare le regole fondamentali di comportamento.

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Riduce lo stress
Proprio come gli adulti, i bambini hanno bisogno di staccare dalla routine quotidiana. In questo senso, la musica può essere un modo meraviglioso di “allontanarsi”. Michael Jolkovski, uno psicologo specializzato in musicisti, ritiene che “in confronto ad attività come guardare la TV o navigare in Internet, la musica aiuta i bambini a sentirsi vivi, offrendo loro energia e ottimismo, i bambini inoltre attraverso la musica scoprono se stessi. ”

Insegna la disciplina
Per imparare a suonare uno strumento, andare a lezione non è sufficiente. C’è bisogno di praticare a casa. Questo richiede disciplina, un valore aggiunto che aiuterà i vostri figli ad organizzare meglio le loro giornate e che può essere la chiave per affrontare le sfide che incontreranno in futuro. In poche parole, la musica è un continuo processo di apprendimento.

Che strumento dovrebbero imparare a suonare i miei figli?
Quando si tratta di scegliere quale strumento studiare, lasciate che siano i vostri figli a decidere. Ricordatevi di parlarne con loro e motivarli prima iniziare i corsi.
Se adorano la musica, ma non hanno voglia di studiare uno strumento, la cosa migliore da fare è stimolare il loro interesse. Le nuove tecnologie potrebbero essere di grande aiuto. Ci sono molte app musicali come Toca Band, Musica Monster Pro, Toc & Roll, Little Fox Music Box e anche alcune apps gratuite come, Melody Street HD e Piano Magic che potrebbero suscitare il loro interesse.

I vostri figli studiano già uno strumento? Credete che abbiano un talento particolare?

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W i nonni!
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9 settembre 2014  |  Scritto da famosatoys

I nonni sono una parte essenziale della nostra vita e di quella dei nostri bambini. Hanno la saggezza e la pazienza che noi a volte non abbiamo, sono le figure che si occupano di dare ai nipoti il senso di appartenenza, di raccontare la propria storia e le radici. Noi sappiamo chi siamo e da dove veniamo grazie a loro dato che rendono la nostra cultura e le tradizioni vive. I nonni sono il legame tra le generazioni e secondo la famosa antropologa Margaret Mead questi legami sono necessari per la nostra salute mentale e stabilità emotiva.

Questo mese, abbiamo dedicato la nostra sezione di Creatori di Sogni a loro, ai nonni che hanno reso la nostra infanzia e rendono quella dei nostri figli migliore.

Se non avete mai ragionato sull’importanza che i nonni hanno per i vostri figli, ora è il momento di farlo. Gli studi rivelano che i nonni aiutano i bambini a massimizzare il loro potenziale e il loro sostegno è positivo e gratificante, soprattutto durante i loro primi anni. Secondo la The Foundation for Grandparenting,, i bambini che stabiliscono un legame forte con i nonni si sentono più sicuri e ottengono migliori risultati a scuola rispetto ad altri.

Oggi, sono più importanti che mai. Spesso entrambi i genitori lavorano fuori casa e i nonni vengono delegati a prendersi cura dei bambini. La funzione dei nonni, però, non si esaurisce certo nel tappare le falle o nell’intervenire nei momenti difficili. La presenza di un nonno o di una nonna nella vita di un nipote ha già di per sé l’effetto di allargare i confini della famiglia nucleare. Gli anziani ringiovaniscono a contatto con i giovani. I giovani dispongono di un maggior numero di modelli di riferimento affidabili e realistici. E quando nell’adolescenza, i rapporti con papà e mamma si fanno burrascosi, è attraverso i nonni che un nipote può ritrovare a volte quell’ancoraggio di cui, nonostante tutto, sente ancora il bisogno.

Nella realtà i nonni sono assai meno stereotipati e convenzionali di come in genere vengono rappresentati. E’ quanto emerge dalle testimonianze dei nipoti. La memoria può indebolirsi, i movimenti rallentare e i riflessi non essere più quelli di una volta, ma l’esperienza, la sensibilità e il sapere accumulati nel corso degli anni consentono di svolgere svariate funzioni. Molti nonni sono aperti alle novità e flessibili. Possono essere consiglieri in alcuni momenti, alleati e amici in altri.

Da genitore a nonno
L’entrata nel nuovo ruolo raramente è immediata e senza scosse, dall’essere chiamati papà e mamma passeranno a essere chiamanti nonno e nonna e guardati con occhi diversi.
E’ bene che i cambiamenti avvengano in modo graduale e in rapporto alle loro forze, impegni e disponibilità. Ci sono nonni a tempo parziale – incontrano i nipoti una o più volte a settimana e fanno baby-sitting di tanto in tanto – nonni a tempo pieno – vedono i nipoti tutti i giorni o quasi e integrano le mansioni dei genitori in modo sostanziale e nonni a tempo limitato. Ricordiamoci che possono essere buoni nonni anche quelli distanti e dare affetto tra una visita e l’altra mantenendo i contatti per telefono ed e-mail.
La cosa più importante nel rapporto con i nonni è che si crei un clima sereno, privo di rivalità e conflitti.

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Ecco alcune testimonianze che ci illustrano meglio il ruolo e l’importanza dei nonni nelle famiglie di oggi:

“E’ la mia migliore amica, mi da sempre dei buoni consigli”(Giulia, 11 anni). “Facciamo lunghe chiacchierate. Gli racconto molte cose perché so che lui non mi giudica” (Fabio, 12 anni): sono una figura di riferimento per consigli e confidenze.

“Ci raccontava di strane creature che vivevano sulle montagne. Ci lasciava credere quello che volevamo e noi bambini fantasticavamo a lungo su quelle strane creature.”(Michela, ormai ventenne): sanno assecondare i giochi e la creatività dei nipotini stimolando la loro fantasia.

“Con lui mi diverto perché è uno sportivo. Giochiamo a basket e mi insegna i trucchi” (Pietro, 10 anni). “Ho scoperto il mondo attraverso la sua collezione di francobolli, a cui abbiamo aggiunto anche i miei.”(Giorgio, 12 anni): trasmettono passione per sport e hobby.

“La nonna cucina benissimo, io la aiuto e poi mi fermo a pranzo.” (Susanna, 7 anni). “Per merenda il nonno mi prepara la macedonia con tutta la frutta.” (Luca 5 anni): insegnano sane abitudine alimentari.

“La nonna per me è una seconda mamma.”(Chiara, 6 anni): possono sostituire i genitori nella routine quotidiana.

“Quando non capisco un problema telefono al nonno.” (Marisa, 11 anni). “Gli ho insegnato ad usare l’e-mail, e ora ci scriviamo.” (Simone, 7 anni): sanno assumere il ruolo di maestri e di allievi.

Istituita già nel 1978 negli Stati Uniti, la Festa dei Nonni viene festeggiata ora anche in Italia il 2 di Ottobre. Anche il legislatore ha voluto mettere l’attenzione sull’importanza dei nonni, modificando il Diritto di Famiglia per sancire dei diritti dei nonni verso i nipoti che prima erano invece a discrezione dei genitori.

Avete mai pensato a quanto sono importanti i nonni sono per i vostri bambini? Cosa ricordate dei vostri?

da principessa a diva. Come comportarsi?
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16 luglio 2014  |  Scritto da famosatoys

Come gli adulti, ogni bambino è diverso da un altro. Estroverso o timido, ottimista, metodico, disorganizzato, pauroso o coraggioso … Questi tratti di personalità aiutano a definire chi siamo e sono in genere radicati nella nostra genetica ma influiscono anche i fattori ambientali e l’influenza diretta dei nostri genitori. Alcuni bambini però, hanno personalità che sembrano venire dal “nulla” tanto ci sembrano diversi da come siamo noi. Ci sono casi di genitori estroversi con bambini molto timidi, e viceversa: ci bambini amano distinguersi e mettersi in mostra nonostante abbiano genitori che preferiscono stare piuttosto in disparte. Ma cosa succede la piccola star della famiglia comincia ad essere arrogante o prepotente? Se la principessa si sta trasformando in una diva, ecco alcuni consigli su come gestire saggiamente la situazione.

E’ fantastico avere una figlia che è sicura di sé e come genitore si dovrebbe incoraggiarla. Ma una cosa è essere un estroversi un’ altra è sentirsi superiore o più importante, arrabbiarsi quando le cose non vanno come immaginato o essere prepotenti con gli altri. La American Academy of Pediatricians suggerisce come comunicare positivamente con i bambini, incoraggiandoli in attività competitive mantenendo sempre un atteggiamento empatico nei confronti degli altri oltre che di rispetto e cooperazione.

Ecco 5 consigli per insegnare alla vostra “piccola diva” a controllare gli impulsi competitivi.

Comunicazione

Sebbene sia importante incoraggiare vostra figlia per aumentare la sua autostima. Dovete farle capire le conseguenze di quando perde il controllo. Dovrebbe sapere che è un bene sapere cosa si vuole ottenere ma che spesso per ottenerlo si rischia di far del male agli amici. Deve imparare ad ascoltare e deve capire che se ha un talento è bene condividerlo più che mostrarlo solamente, essere propositivi ma non sempre primi della fila, utilizzare questo talento per stare con gli amici in modo più costruttivo.

Giochi di Ruolo

Molte volte, ciò che i bambini prepotenti cercano è l’attenzione degli altri. Provate a dedicare loro 20 minuti al giorno in cui siano al centro dell’attenzione. Ma come? Giocando insieme. I bambini adorano i giochi di ruolo.  Giocare con le sue bambole atteggiandosi come fa lei nei loro confronti, facendole vedere da fuori il suo comportamento le farà capire quali sono i comportamenti corretti e quali no  e cercherà di migliorare prendendo voi come riferimento.

Perdere vs Vincere

Quando vedete vostra figlia giocare cooperativamente con gli altri, fatele sapere che questo modo è quello corretto e che siete felici che lei si comporti così . Ma si dovrebbe anche dirle che è sbagliato quando la si vede  prendere il controllo assoluto del gioco o che si rifiuta di ascoltare. L’ideale è chiamarla in disparte e spiegarle che tra amici bisogna decidere a turno e che non si può avere tutti la stessa cosa, gioco o ruolo nel medesimo momento. Chiedetele come si sentirebbe se gli altri bambini la trattassero così? Per sapere come migliorare la socialità dei vostri figli potete leggere questo post precedentemente pubblicato.

Offrire alternative

A volte i bambini sono prepotenti perché si sentono trascurati. A casa e a scuola, costantemente spieghiamo ai bambini cosa possono e non possono fare. E tendiamo a non utilizzare più la parola SI. Beh, provate a dire sì più spesso. Questo li farà sentire ascoltati. Quando si tratta di scegliere che vestiti mettere  o di fare piccole faccende domestiche lasciamo che decidano e facciano da soli. Questo li farà sentire responsabili. E quando si chiede loro di fare qualcosa, ricordatevi di chiederlo con gentilezza.

Rispetto reciproco

Voi siete lo specchio in cui si guardano per modellare il loro comportamento. Così, anche voi, quando commettete un errore ricordatevi di chiedere scusa. Riconoscere la vostra debolezza è un altro modo di mostrare i vostri punti di forza che saranno in futuro anche i suoi.

Tuo figlio è un po’ ‘capetto? Tua figlia una diva? Che cosa fate per arginare questi tratti di personalità?

Crediti fotografici: Jon Rawlinson / Steve Jurvetson

perchè coinvolgere i piccoli nelle faccende domestiche
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23 giugno 2014  |  Scritto da famosatoys

Le faccende domestiche sono una delle incombenze più noiose della giornata. Ci sommergono e spesso tutti i nostri sforzi per mandare avanti la casa passano inosservati o ancor peggio diventano motivo di discussione. Per questo sarebbe buona regola che tutti partecipassero, soprattutto alla luce del fatto che aiutare in casa migliora l’autostima dei ragazzi, li rende più indipendenti e consente la loro integrazione sociale.

La responsabilità dovrebbe essere insegnata da piccoli. Se volete che il vostro bambino sia responsabile in futuro, deve insegnarli a essere responsabile anche oggi. Non è difficile, i bambini hanno solo bisogno di ricevere dei piccoli incarichi e di essere responsabilizzati in quello che fanno, pur semplice che sia. Ecco come potete farvi aiutare dai vostri bambini nella speranza che poi lo facciano autonomamente da grandi.
Fin da piccoli i bambini sono in grado di raccogliere e rimettere gli oggetti al loro posto ma non sono assolutamente in grado di comprendere il senso di responsabilità. Verso i 3 anni tuttavia, cominciano a capire il concetto di ordine, questo è un ottimo momento per cominciare a insegnare al vostro bambino la responsabilità.

Lentamente, provate a delegare le faccende che sono legate esclusivamente al suo mondo. Per esempio: deve essere responsabile della sua cartella, vestirsi e spogliarsi da solo e raccogliere i suoi giocattoli. Una volta che fa suoi questi piccoli compiti, si potrà chiedergli qualcosa in: aiutare ad apparecchiare la tavola, dare l’acqua alle piante o fare la polvere.

Assegnamo al bambino le faccende poco alla volta e valutiamo come le risolvono. E’ meglio pochi lavori al giorno rispetto a tanti una volta ogni tanto.

Considerate sempre il livello di maturità dei bambini. Dovete sapere cosa il vostro bambino è capace di fare e assegnargli compiti che sapete sarà in grado di portare a termine. In caso contrario, si sentirà che sta fallendo e la sua autostima ne risentirà.

Quando si tratta di condividere lavoretti con i bambini, il comportamento degli adulti gioca un ruolo importante. Indubbiamente, dovrete essere molto pazienti quando le prime volte si sporcheranno o bagneranno, o rovesceranno l’acqua sul paviemento. Non dovreste arrabbiarvi ma piuttosto spiegare come fare e farglielo fare di nuovo. Lasciategli tempo per svolgere le faccende che gli avete assegnato perché probabilmente nel farle si distrarranno molte volte.

Prima di assegnare un nuovo compito assicuratevi che abbia terminato quello precedente .
Se non riescono in qualcosa parlatene e trovate una soluzione insieme. Valorizzate i loro sforzi e la loro partecipazione a questa parte della gestione della casa. Ringraziateli per l’aiuto anche quando non è andato tutto come avreste voluto…è l’unico trucco per farvi aiutare una prossima volta.

E se invece i vostri figli si rifiutano di aiutarvi? Dovreste essere in grado parlare con loro e farli ragionare. Spiegare tutti i vantaggi della collaborazione.
Prima farà le cose che gli chiedete e prima potrà andare fuori a giocare Se il bambino è molto piccolo, cantate delle canzoncine e inventatevi giochi per rendere le faccende domestiche più divertenti. Si può proporre una gara per vedere chi può mettere il maggior numero di giocattoli a posto. Se vi sembra triste o stanco, mostrarsi più flessibili . Infine, il bambino deve capire il concetto di priorità. Se la sua camera da letto è un pasticcio, un luogo dove si può facilmente inciampare e cadere, è importante che egli la riordini.

Quando vostro figlio sarà più grande si può cambiare strategia spiegando i numerosi vantaggi che si ottengono aiutando a fare i lavori di casa. I principali sono relativi lo sviluppo personale:

Autonomia e indipendenza. Se i genitori risolvono sempre tutto, i figli impiegheranno più tempo per maturare e ad essere autonomi e indipendenti, due importantissime qualità per quando saranno adulti.

Autostima: più il bambino si sente è utile e apprezzato tanto più darà valore al suo tempo e capirà che il suo sforzo è stato utile per se e per gli altri.

Integrazione sociale: insegnare al vostro bambino ad essere responsabile di stesso farà di lui un migliore giocatore di squadra, cosa che gli permetterà di integrarsi più facilmente in gruppi sociali.

Etica del lavoro: rendere responsabili i vostri figli del sacrificio che comporta il lavoro farà si che da adulti sapranno rispettare il lavoro e lo sforzo degli altri.
Tutto questo non è facile e loro non impareranno dal giorno alla notte, quindi siate pazienti . Ogni piccolo compito che porteranno a termine sarà un trionfo.

Photo Credits: Oleg/Anita Hart

insegnare la stima di sè
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17 giugno 2014  |  Scritto da famosatoys

L’autostima è la percezione che abbiamo di noi stessi, del nostro valore personale. A seconda di come ci vediamo nel mondo cambia il nostro modo di essere, di agire e relazionarci con gli altri. Le persone con una bassa autostima avranno difficoltà a risolvere problemi e ad affrontare i conflitti. Per loro, gli ostacoli della vita possono causare frustrazione e ansia. La loro prima reazione di solito è: “Non ce la posso fare.”

L’immagine mentale che abbiamo di ciò che siamo comincia quando siamo piccoli. Ecco perché è importante aiutare i nostri figli a coltivare una sana stima di sé in modo che possano risolvere i conflitti, essere più realistici e godersi una vita migliore. Un altro vantaggio? I bambini con una buona autostima sorridono spesso.

Ecco alcuni suggerimenti su come aiutare i bambini a sviluppare un autostima positiva e sana.

Equilibrio

Esperti di psicologia specializzati in autostima, hanno osservato che più flessibili si è, meglio si si sopporterà il senso di frustrazione e fallimento. In generale, un bambino che non si sente amato ha un basso senso di autostima. Così, anche quando raggiungerà ogni piccolo obiettivo (legare le scarpe, andare in bicicletta ecc) la sua autostima continuerà ad essere bassa. Lo stesso accade anche quando, pur amato dai suoi genitori, ha dei dubbi su se stesso e le proprie capacità. L’obiettivo di un buon genitore è quello di bilanciare le due cose: far si che i nostri figli si sentano amati e motivarli a sviluppare i loro talenti e punti di forza. E il gioco è, ancora una volta, il modo migliore per imparare.

Persistenza e motivazione
Fin da piccoli i bambini imparano giocando. A seconda dei loro successi o fallimenti, sviluppano idee sulle proprie capacità. Ecco perché è importante aiutarli a riprovare le cose che sbagliano e incoraggiarli a non rinunciare ai loro obiettivi.

Allo stesso tempo dobbiamo stare attenti a non caricarli delle nostre aspettative perché potrebbero sentirsi valutati solo sulla base dei risultati e rinunciare a fare delle esperienze nel timore di non raggiungere risultati adeguati. Un bambino con una sana stima di sé sa quali sono i suoi punti di forza e le sue debolezze ed impara ad accettarli.

Dopo un tentativo fallito, invece di dire: io sono stupido “, il bambino deve reagire partendo dal pensiero”. I giochi da tavolo possono essere un ottimo modo per rafforzare le loro competenze e aiutarli a imparare a perdere e ad accettare le loro debolezze.

Siate cauti con quello che dite
La fiducia in se stessi deriva dalla pratica – provare, fallire e provare di nuovo. Se diciamo costantemente ai nostri figli quanto sono bravi e intelligenti, finiranno per pensare di essere perfetti. I genitori, in un tentativo sbagliato di proteggerli, finiscono spesso per lodare troppo o falsamente. Bisogna che vedano nelle critiche dei genitori degli spunti per migliorare, con il loro aiuto e sostegno. Come genitori dobbiamo far loro sapere che qualunque sia il risultato, li amiamo lo stesso.

Accettazione
Un bambino deve sentirsi a proprio agio nel chiedere aiuto e sicuramente lo sarà se si sente accettato e amato per quello che è. Quindi dobbiamo prestare particolare attenzione a ciò che diciamo e come lo diciamo, dobbiamo dar loro spazio e attenzione quando ci coinvolgono in una conversazione o in un gioco. I bambini misurano le nostre reazioni e si comportano di conseguenza, se si sentono costantemente sotto esame potrebbero adottare un comportamento passivo nei confronti delle attività che gli vengono proposte.

Come reagite ai successi e insuccessi dei vostri figli? Raccontateci le vostre esperienze.

Crediti fotografici: Marcus Hansson / Rolands Lakis

cos’è l’ intelligenza emotiva?
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26 novembre 2013  |  Scritto da famosatoys

Ultimamente si sente molto parlare di “intelligenza emotiva“, nei programmi televisivi, sui giornali e nei libri e, se ne parla spesso riferendosi all’ambito scolastico . Ma di cosa stiamo parlando esattamente? E solo una moda? Assolutamente no.
Ecco di cosa si tratta.
L’intelligenza emotiva è un termine relativamente nuovo , si è cominciato ad usarlo nell’ultimo decennio del ventesimo secolo , con la pubblicazione di ” Intelligenza Emotiva” ( 1995) di Daniel Goleman , che la definisce “La capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie ed altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”.
Tuttavia , le basi riguardo il concetto di intelligenza emotiva sono state gettate da Howard Gardner , psicologo americano della Harvard University e assegnatario del Premio Principe delle Asturie per le Scienze Sociali nel 2011.

La Dottoressa Alessandra Cirulli, psicologa e psicoterapeuta ci spiega cos’e l’intelligenza emotiva e perché è importante un educazione ad essa.

L’intelligenza emotiva serve per godere di una buona salute psicologica.
La persona con una buona intelligenza emotiva è consapevole del proprio vissuto emozionale, sa, cioè, tradurre in parole ciò che sta vivendo. Questa consapevolezza gli permette di autosservarsi senza essere travolto dalle emozioni al punto tale da perdere il controllo delle proprie azioni, riuscendo, prima degli altri, a liberarsi da stati d’animo negativi.

Chi raggiunge la consapevolezza delle proprie emozioni e diventa capace di comunicarle agli altri, diventa una persona autonoma, sicura dei propri limiti, in grado di vedere la vita da una prospettiva positiva. Ha inoltre buone capacità relazionali, decisionali e raggiunge il successo anche in ambito professionale.

La questione è: si nasce o si diventa emotivamente intelligenti? La seconda.
Per entrare in contatto con le nostre emozioni e diventare capaci di gestirle, abbiamo bisogno che qualcuno ci insegni a farlo. Chi può e dovrebbe farlo? I genitori.

Tra i tanti compiti e responsabilità del genitore, una delle più importanti riguarda l’insegnamento della comprensione ed espressione delle emozioni. Oltre a insegnare a mangiare, camminare e parlare gli adulti dovrebbero educare il bambino all’ascolto di sé, del proprio mondo emotivo e della traduzione in parole di ogni emozione. Cosa non facile, ma importantissima.

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Spesso gli adulti non si occupano di questo insegnamento per svariati motivi: o non ne sono capaci perché loro stessi faticano a gestire le proprie emozioni; oppure sono spaventati dalle emozioni negative quali paura, rabbia e tristezza e non ammettono che i bambini possano provarle. L’idea è che il bambino non debba essere triste, se lo è c’è qualcosa che non va in lui o nei suoi genitori e  questa convinzione porta il genitore a  disconfermare o ignorare l’emozione del bambino (ex “Non c’è niente di cui aver paura”). Se il genitore disapprova le emozioni del bambino con un atteggiamento critico e poco empatico e addirittura punisce il bambino per le emozioni negative, potrebbe portare il bambino a convincersi di avere qualcosa di sbagliato dentro e a sviluppare una bassa autostima e poca intelligenza emotiva.

Il genitore deve fare da specchio emotivo per il bambino: riflettendogli quelli che sono i suoi sentimenti e dando un nome preciso alle emozioni semplici quali PAURA, RABBIA, TRISTEZZA, GIOIA, SORPRESA E DISGUSTO, il bambino potrà conoscersi, riconoscersi e sentirsi compreso. Se il bambino proverà emozioni negative non si sentirà quindi in colpa o in difetto.

Il genitore consapevole delle proprie emozioni che non teme di parlare di emozioni, anche delle proprie e sa porre limiti al comportamento sbagliato, soprattutto se dannoso per il bambino o per gli altri, insegna al bambino a prendere consapevolezza dei propri sentimenti e gli fornisce strategie per regolarli.

Facciamo degli esempi:

Se siamo particolarmente arrabbiati, piuttosto che perdere il controllo (utilizzando parole che possono ferire entrambi) è bene far interrompere l’azione verbalizzando il proprio stato interiore (“in questo momento sono molto arrabbiata”) ed eventualmente rimandare a più tardi il discorso sulle motivazioni per le quali quella particolare azione aveva creato tanta tensione.

Se capiamo che il nostro bambino è arrabbiato perché magari ha litigato con un amico possiamo dirgli che ci dispiace che lo sia, dirgli che lo capiamo e raccontargli che anche il nostro collega oggi ci ha fatto arrabbiare.