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Tag: empatia
come affrontare le rivalità tra fratelli
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30 settembre 2014  |  Scritto da famosatoys

Se avete più di un figlio , probabilmente avete sentito queste frasi un milione di volte “Ha iniziato lui!” “Non me lo vuole dare” o “Mamma, diglielo tu” La rivalità tra fratelli è un problema che prima o poi tutti si trovano ad affrontare e che spesso può essere molto difficile da gestire, soprattutto se uno dei figli ha una forte personalità e la tendenza a prevalere sull’altro. Quindi, come si può gestire questo tipo di situazione? I genitori di solito finiscono per assumere il ruolo di arbitri, cercando di ristabilire la pace e l’ordine, ma ci sono anche modi per risolvere il problema tutti insieme, ancor prima dell’inizio della discussione. Continuate a leggere per scoprire come.

Prima di cercare una soluzione, si dovrebbe considerare se uno dei vostri figli ha un disturbo oppositivo provocatorio, noto anche come DOP. Questi bambini esibiscono livelli di rabbia persistente ed inappropriata, irritabilità, comportamenti provocatori, hanno difficoltà a tollerare la frustrazione e ad assumersi delle responsabilità e sono costantemente in lotta per prendere il controllo della situazione.

Se invece, si ha semplicemente un figlio dalla forte personalità, con cui è difficile negoziare, spesso si tende a usare il fratello o sorella per venire a patti e per risolvere la situazione. Ma è questo il modo giusto di agire? Assolutamente no. È facile chiedere aiuto a chi è solito cedere, ma questo alla lunga può suscitare sentimenti di risentimento verso il fratello che possono atteggiamenti di rivalità e competizione.

5 buoni consigli su come risolvere i problemi di rivalità
Idealmente, i bambini dovrebbero imparare a risolvere le loro controversie e i loro litigi da soli. Tuttavia, se uno dei vostri figli ha una forte personalità o soffre di DOP, ragionarci potrebbe diventare difficile e potrebbe causare nell’altro un sentimento di inferiorità, quindi è necessario insegnare ai propri figli le competenze necessarie per risolvere i problemi da soli.

Evitare conflitti

“Meglio prevenire che curare.” Insegnate ai vostri figli a capire qual è il momento subito precedente al litigio per cercare di evitarlo. La chiave è cercare di farli ragionare. Ad esempio, si può chiedere a uno di loro: “Che cosa fa tuo fratello quando si sta arrabbiando? Probabilmente la risposta sarà: “Lui urla e punta il dito verso di me.” Allora, si può dire: “Non appena glielo vedi fare la cosa migliore è lasciare la stanza e provare a ragionarci dopo, quando la situazione si è calmata. ”

Impostare dei limiti

I vostri figli dovrebbero sapere che tutti hanno diritto al proprio spazio personale ed emotivo. È necessario insegnare loro che se di proposito provocano verbalmente o fisicamente il fratello o la sorella, l’altro ha il diritto di difendersi o ignorare la provocazione. E se insistono, stanno violando questo spazio. Solo i genitori potranno violare questo spazio se vedono che la tensione non cala naturalmente.

Lodate chi evita lo scontro
Se uno dei vostri figli è sempre quello che cerca di negoziare e di evitare lo scontro, ricordatevi di lodarlo o per lo meno di riconoscere i suoi sforzi. Imparare ad affrontare i problemi e risolverli è parte della crescita e della maturazione. Si dovrebbe rafforzare questa idea valorizzando le sue buone intenzioni.

Conoscere le conseguenze
Se uno dei fratelli colpisce l’altro o prende qualcosa senza chiederlo, assicurarsi che sappia quali sono le conseguenze. Ad esempio, se Davide ha rotto una bambola di Anna dovrà dargliene uno dei suoi o usare i suoi risparmi per ricomprarlo. In questo modo, Davide starà pagando un prezzo per quello che ha fatto e Sandra vedrà la giusta soluzione del conflitto.

Photocredits: Lida Rose

da principessa a diva. Come comportarsi?
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16 luglio 2014  |  Scritto da famosatoys

Come gli adulti, ogni bambino è diverso da un altro. Estroverso o timido, ottimista, metodico, disorganizzato, pauroso o coraggioso … Questi tratti di personalità aiutano a definire chi siamo e sono in genere radicati nella nostra genetica ma influiscono anche i fattori ambientali e l’influenza diretta dei nostri genitori. Alcuni bambini però, hanno personalità che sembrano venire dal “nulla” tanto ci sembrano diversi da come siamo noi. Ci sono casi di genitori estroversi con bambini molto timidi, e viceversa: ci bambini amano distinguersi e mettersi in mostra nonostante abbiano genitori che preferiscono stare piuttosto in disparte. Ma cosa succede la piccola star della famiglia comincia ad essere arrogante o prepotente? Se la principessa si sta trasformando in una diva, ecco alcuni consigli su come gestire saggiamente la situazione.

E’ fantastico avere una figlia che è sicura di sé e come genitore si dovrebbe incoraggiarla. Ma una cosa è essere un estroversi un’ altra è sentirsi superiore o più importante, arrabbiarsi quando le cose non vanno come immaginato o essere prepotenti con gli altri. La American Academy of Pediatricians suggerisce come comunicare positivamente con i bambini, incoraggiandoli in attività competitive mantenendo sempre un atteggiamento empatico nei confronti degli altri oltre che di rispetto e cooperazione.

Ecco 5 consigli per insegnare alla vostra “piccola diva” a controllare gli impulsi competitivi.

Comunicazione

Sebbene sia importante incoraggiare vostra figlia per aumentare la sua autostima. Dovete farle capire le conseguenze di quando perde il controllo. Dovrebbe sapere che è un bene sapere cosa si vuole ottenere ma che spesso per ottenerlo si rischia di far del male agli amici. Deve imparare ad ascoltare e deve capire che se ha un talento è bene condividerlo più che mostrarlo solamente, essere propositivi ma non sempre primi della fila, utilizzare questo talento per stare con gli amici in modo più costruttivo.

Giochi di Ruolo

Molte volte, ciò che i bambini prepotenti cercano è l’attenzione degli altri. Provate a dedicare loro 20 minuti al giorno in cui siano al centro dell’attenzione. Ma come? Giocando insieme. I bambini adorano i giochi di ruolo.  Giocare con le sue bambole atteggiandosi come fa lei nei loro confronti, facendole vedere da fuori il suo comportamento le farà capire quali sono i comportamenti corretti e quali no  e cercherà di migliorare prendendo voi come riferimento.

Perdere vs Vincere

Quando vedete vostra figlia giocare cooperativamente con gli altri, fatele sapere che questo modo è quello corretto e che siete felici che lei si comporti così . Ma si dovrebbe anche dirle che è sbagliato quando la si vede  prendere il controllo assoluto del gioco o che si rifiuta di ascoltare. L’ideale è chiamarla in disparte e spiegarle che tra amici bisogna decidere a turno e che non si può avere tutti la stessa cosa, gioco o ruolo nel medesimo momento. Chiedetele come si sentirebbe se gli altri bambini la trattassero così? Per sapere come migliorare la socialità dei vostri figli potete leggere questo post precedentemente pubblicato.

Offrire alternative

A volte i bambini sono prepotenti perché si sentono trascurati. A casa e a scuola, costantemente spieghiamo ai bambini cosa possono e non possono fare. E tendiamo a non utilizzare più la parola SI. Beh, provate a dire sì più spesso. Questo li farà sentire ascoltati. Quando si tratta di scegliere che vestiti mettere  o di fare piccole faccende domestiche lasciamo che decidano e facciano da soli. Questo li farà sentire responsabili. E quando si chiede loro di fare qualcosa, ricordatevi di chiederlo con gentilezza.

Rispetto reciproco

Voi siete lo specchio in cui si guardano per modellare il loro comportamento. Così, anche voi, quando commettete un errore ricordatevi di chiedere scusa. Riconoscere la vostra debolezza è un altro modo di mostrare i vostri punti di forza che saranno in futuro anche i suoi.

Tuo figlio è un po’ ‘capetto? Tua figlia una diva? Che cosa fate per arginare questi tratti di personalità?

Crediti fotografici: Jon Rawlinson / Steve Jurvetson

cos’è l’ intelligenza emotiva?
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26 novembre 2013  |  Scritto da famosatoys

Ultimamente si sente molto parlare di “intelligenza emotiva“, nei programmi televisivi, sui giornali e nei libri e, se ne parla spesso riferendosi all’ambito scolastico . Ma di cosa stiamo parlando esattamente? E solo una moda? Assolutamente no.
Ecco di cosa si tratta.
L’intelligenza emotiva è un termine relativamente nuovo , si è cominciato ad usarlo nell’ultimo decennio del ventesimo secolo , con la pubblicazione di ” Intelligenza Emotiva” ( 1995) di Daniel Goleman , che la definisce “La capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie ed altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”.
Tuttavia , le basi riguardo il concetto di intelligenza emotiva sono state gettate da Howard Gardner , psicologo americano della Harvard University e assegnatario del Premio Principe delle Asturie per le Scienze Sociali nel 2011.

La Dottoressa Alessandra Cirulli, psicologa e psicoterapeuta ci spiega cos’e l’intelligenza emotiva e perché è importante un educazione ad essa.

L’intelligenza emotiva serve per godere di una buona salute psicologica.
La persona con una buona intelligenza emotiva è consapevole del proprio vissuto emozionale, sa, cioè, tradurre in parole ciò che sta vivendo. Questa consapevolezza gli permette di autosservarsi senza essere travolto dalle emozioni al punto tale da perdere il controllo delle proprie azioni, riuscendo, prima degli altri, a liberarsi da stati d’animo negativi.

Chi raggiunge la consapevolezza delle proprie emozioni e diventa capace di comunicarle agli altri, diventa una persona autonoma, sicura dei propri limiti, in grado di vedere la vita da una prospettiva positiva. Ha inoltre buone capacità relazionali, decisionali e raggiunge il successo anche in ambito professionale.

La questione è: si nasce o si diventa emotivamente intelligenti? La seconda.
Per entrare in contatto con le nostre emozioni e diventare capaci di gestirle, abbiamo bisogno che qualcuno ci insegni a farlo. Chi può e dovrebbe farlo? I genitori.

Tra i tanti compiti e responsabilità del genitore, una delle più importanti riguarda l’insegnamento della comprensione ed espressione delle emozioni. Oltre a insegnare a mangiare, camminare e parlare gli adulti dovrebbero educare il bambino all’ascolto di sé, del proprio mondo emotivo e della traduzione in parole di ogni emozione. Cosa non facile, ma importantissima.

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Spesso gli adulti non si occupano di questo insegnamento per svariati motivi: o non ne sono capaci perché loro stessi faticano a gestire le proprie emozioni; oppure sono spaventati dalle emozioni negative quali paura, rabbia e tristezza e non ammettono che i bambini possano provarle. L’idea è che il bambino non debba essere triste, se lo è c’è qualcosa che non va in lui o nei suoi genitori e  questa convinzione porta il genitore a  disconfermare o ignorare l’emozione del bambino (ex “Non c’è niente di cui aver paura”). Se il genitore disapprova le emozioni del bambino con un atteggiamento critico e poco empatico e addirittura punisce il bambino per le emozioni negative, potrebbe portare il bambino a convincersi di avere qualcosa di sbagliato dentro e a sviluppare una bassa autostima e poca intelligenza emotiva.

Il genitore deve fare da specchio emotivo per il bambino: riflettendogli quelli che sono i suoi sentimenti e dando un nome preciso alle emozioni semplici quali PAURA, RABBIA, TRISTEZZA, GIOIA, SORPRESA E DISGUSTO, il bambino potrà conoscersi, riconoscersi e sentirsi compreso. Se il bambino proverà emozioni negative non si sentirà quindi in colpa o in difetto.

Il genitore consapevole delle proprie emozioni che non teme di parlare di emozioni, anche delle proprie e sa porre limiti al comportamento sbagliato, soprattutto se dannoso per il bambino o per gli altri, insegna al bambino a prendere consapevolezza dei propri sentimenti e gli fornisce strategie per regolarli.

Facciamo degli esempi:

Se siamo particolarmente arrabbiati, piuttosto che perdere il controllo (utilizzando parole che possono ferire entrambi) è bene far interrompere l’azione verbalizzando il proprio stato interiore (“in questo momento sono molto arrabbiata”) ed eventualmente rimandare a più tardi il discorso sulle motivazioni per le quali quella particolare azione aveva creato tanta tensione.

Se capiamo che il nostro bambino è arrabbiato perché magari ha litigato con un amico possiamo dirgli che ci dispiace che lo sia, dirgli che lo capiamo e raccontargli che anche il nostro collega oggi ci ha fatto arrabbiare.

bambino empatico = adulto felice!
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5 novembre 2013  |  Scritto da famosatoys

Una famiglia è seduta a tavola per la cena . Il bambino si rifiuta di mangiare le verdure e il genitore reagisce dicendo: cosa fai,  non mangi? Ci sono persone in Africa che muoiono di fame ! E’ un’immagine abbastanza ricorrente…

Trasmettere empatia nei nostri bambini e farli sentire grati per quello che hanno è parte del nostro lavoro di genitori . Ma se si può insegnare in modo divertente e senza creare sensi di colpa è molto meglio.

Una ricerca scientifica svolta presso l’Università del Michigan dimostra che essere generosi ed empatici, se fatto in modo disinteressato crea effetti positivi come un migliore stato mentale e fisico , favorisce la longevità , riduce stress e  dà fiducia in sei stessi .

Ma come trasmettere la generosità nei nostri figli ? Come possiamo infondere un senso di empatia e di altruismo quando ce n’è bisogno ?

Jesper Juul, terapista familiare danese e autore di numerosi libri, consiglia come primo passo l’essere di esempio.

I bambini sono spugne e assorbono e imitano ciò che vedono . Saranno i primi testimoni del vostro comportamento con gli altri, da voi capiranno che l’empatia è normale nella vita di tutti i giorni . Buoni esempi sono lasciare il posto a sedere a qualcuno più anziano o più bisognoso di voi, aprire la porta per la persona dietro o aiutare un vicino di casa con le borse della spesa; semplici azioni quotidiane che insegnano l’empatia .

I bambini vedendo questi comportamenti saranno sicuramente curiosi. Rispondete alle loro domande, introducendo i concetti di differenze e disuguaglianze, spiegando che essere empatico significa anche condividere con gli altri.

Cucinare una bella torta per un familiare o un amico malato, fare un disegno o un piccolo pensiero sono piccoli gesti empatici, che non escludono un momento di svago e divertimento.

Creare momenti empatici
La vita è piena di opportunità per insegnare ai bambini ad essere empatici , non solo con gli altri ma con il mondo . La prossima volta che organizzate una passeggiata in campagna prendere un sacchetto di plastica per raccogliere la spazzatura che si trova, diventa un gioco e vince chi ne raccoglie di più. Contribuisce a mantenere pulito l’ambiente  è un modo di essere generoso verso gli altri e i vostri bambini ci penseranno due volte prima di gettare qualcosa per terra .

Donare è divertente
Organizzate un giorno per ogni stagione per cercare negli armadi e nelle scatole dei giocattoli, aiutandoli a scegliere, i vestiti diventati piccoli e i giochi con cui non giocano più da donare a qualche associazione. Si divertiranno anche loro a ricordare quando hanno ricevuto quel regalo e da chi e a immaginare cosa penserà il bambino che lo riceverà.

Pensare agli altri
La prossima volta che il vostro bambino vi chiede di comprare i suoi biscotti o cereali preferiti , incoraggiatelo a pensare a cosa potrebbe piacere anche al fratellino o al resto della famiglia e a godere della gioia data agli altri.

Se aiutiamo i nostri figli ad avere un cuore generoso è maggiore la probabilità che diventino bambini empatici prima e adulti felici poi.