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Tag: paure
l’importanza delle fiabe
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25 novembre 2014  |  Scritto da famosatoys

Le fiabe svolgono un’azione importantissima nei bambini, perché la descrizione dei personaggi e delle loro azioni li accompagna alla comprensione di ciò che accade ogni giorno fuori e dentro di loro e possono contribuire a favorire la loro crescita sotto tutti gli aspetti (emotivo, affettivo, sociale, linguistico…). Infatti le fiabe creando situazioni immaginarie aiutano i bambini a trovare le soluzioni per delle loro condizioni di paura, solitudine, mancanza di autostima, ecc…

In un post intitolato “A che età svelare la fatina dei denti?” abbiamo scritto di come le fiabe possano aiutare i bambini a capire il mondo degli complesso degli adulti. Sono uno strumento importante per lo sviluppo perché inconsciamente offrono soluzioni a problemi che i bambini potrebbero vivere.

Ai genitori piacerebbe essere in grado di rispondere a tutti i loro dubbi ma spesso si accorgono che non parlano la stessa lingua dei piccoli. Le fiabe infatti utilizzano la magia e l’animismo per entrare in contatto con i bambini.Che cos’ è l’animismo?

L’animismo è la credenza, soprattutto nei bambini, che oggetti inanimati, ma dotati di movimento, abbiano proprietà psichiche simili a quelle proprie, umane, siano dotati di una forza interna, di un’anima .I nostri figli credono che una pietra è viva, perché è in grado di rotolare giù una montagna. Credono di una porta è animata perché può chiudersi quando è arrabbiato. Secondo Piaget, lo psicologo svizzero, questo tipo di modello di pensiero rimane per tutta la pubertà.

Perché i bambini hanno bisogno di magia?
I bambini sanno che la storia non è vera (la mancanza di tempo spaziale è confermata attraverso frasi come: In una terra lontana o C’era una volta …), ma la c’è una componente magica nelle fiabe che permette loro di immaginare se stessi come gli eroi della storia e di accettare le regole di un universo fittizio. Possono interpretare un ruolo e pensare alle conseguenze delle azioni di questo.

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Genitori e fiabe
Le fiabe sono davvero utili per i bambini, ma cosa succede quando i genitori non condividono i valori in una storia?
Con un po’ di fantasia si possono dare diversi alle fiabe classiche…Vogliamo dire alle nostre bambine che una principessa non è sempre una fanciulla debole da salvare? Con Pinypon principessa possiamo giocare a salvare il principe da un affamato drago e invitarlo a cena nel nostro magnifico castello!

Ci potrebbero essere storie che riteniamo essere troppo violente. In Cappuccetto Rosso per esempio, il lupo si mangia nonna e nipotina… ma cosa succederebbe se il il lupo fosse miope e scambiasse un sacco i legna per la piccola Cappuccetto?
I personaggi di Pinypon Fiabe ti danno la possibilità di trasformare fiabe classiche in tante divertenti nuovi racconti…

Crediti fotografici: Famosa

CATEGORIAS: KIDS & TIC's  |  TAGS:  , , , , ,
cos’è l’ intelligenza emotiva?
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26 novembre 2013  |  Scritto da famosatoys

Ultimamente si sente molto parlare di “intelligenza emotiva“, nei programmi televisivi, sui giornali e nei libri e, se ne parla spesso riferendosi all’ambito scolastico . Ma di cosa stiamo parlando esattamente? E solo una moda? Assolutamente no.
Ecco di cosa si tratta.
L’intelligenza emotiva è un termine relativamente nuovo , si è cominciato ad usarlo nell’ultimo decennio del ventesimo secolo , con la pubblicazione di ” Intelligenza Emotiva” ( 1995) di Daniel Goleman , che la definisce “La capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie ed altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”.
Tuttavia , le basi riguardo il concetto di intelligenza emotiva sono state gettate da Howard Gardner , psicologo americano della Harvard University e assegnatario del Premio Principe delle Asturie per le Scienze Sociali nel 2011.

La Dottoressa Alessandra Cirulli, psicologa e psicoterapeuta ci spiega cos’e l’intelligenza emotiva e perché è importante un educazione ad essa.

L’intelligenza emotiva serve per godere di una buona salute psicologica.
La persona con una buona intelligenza emotiva è consapevole del proprio vissuto emozionale, sa, cioè, tradurre in parole ciò che sta vivendo. Questa consapevolezza gli permette di autosservarsi senza essere travolto dalle emozioni al punto tale da perdere il controllo delle proprie azioni, riuscendo, prima degli altri, a liberarsi da stati d’animo negativi.

Chi raggiunge la consapevolezza delle proprie emozioni e diventa capace di comunicarle agli altri, diventa una persona autonoma, sicura dei propri limiti, in grado di vedere la vita da una prospettiva positiva. Ha inoltre buone capacità relazionali, decisionali e raggiunge il successo anche in ambito professionale.

La questione è: si nasce o si diventa emotivamente intelligenti? La seconda.
Per entrare in contatto con le nostre emozioni e diventare capaci di gestirle, abbiamo bisogno che qualcuno ci insegni a farlo. Chi può e dovrebbe farlo? I genitori.

Tra i tanti compiti e responsabilità del genitore, una delle più importanti riguarda l’insegnamento della comprensione ed espressione delle emozioni. Oltre a insegnare a mangiare, camminare e parlare gli adulti dovrebbero educare il bambino all’ascolto di sé, del proprio mondo emotivo e della traduzione in parole di ogni emozione. Cosa non facile, ma importantissima.

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Spesso gli adulti non si occupano di questo insegnamento per svariati motivi: o non ne sono capaci perché loro stessi faticano a gestire le proprie emozioni; oppure sono spaventati dalle emozioni negative quali paura, rabbia e tristezza e non ammettono che i bambini possano provarle. L’idea è che il bambino non debba essere triste, se lo è c’è qualcosa che non va in lui o nei suoi genitori e  questa convinzione porta il genitore a  disconfermare o ignorare l’emozione del bambino (ex “Non c’è niente di cui aver paura”). Se il genitore disapprova le emozioni del bambino con un atteggiamento critico e poco empatico e addirittura punisce il bambino per le emozioni negative, potrebbe portare il bambino a convincersi di avere qualcosa di sbagliato dentro e a sviluppare una bassa autostima e poca intelligenza emotiva.

Il genitore deve fare da specchio emotivo per il bambino: riflettendogli quelli che sono i suoi sentimenti e dando un nome preciso alle emozioni semplici quali PAURA, RABBIA, TRISTEZZA, GIOIA, SORPRESA E DISGUSTO, il bambino potrà conoscersi, riconoscersi e sentirsi compreso. Se il bambino proverà emozioni negative non si sentirà quindi in colpa o in difetto.

Il genitore consapevole delle proprie emozioni che non teme di parlare di emozioni, anche delle proprie e sa porre limiti al comportamento sbagliato, soprattutto se dannoso per il bambino o per gli altri, insegna al bambino a prendere consapevolezza dei propri sentimenti e gli fornisce strategie per regolarli.

Facciamo degli esempi:

Se siamo particolarmente arrabbiati, piuttosto che perdere il controllo (utilizzando parole che possono ferire entrambi) è bene far interrompere l’azione verbalizzando il proprio stato interiore (“in questo momento sono molto arrabbiata”) ed eventualmente rimandare a più tardi il discorso sulle motivazioni per le quali quella particolare azione aveva creato tanta tensione.

Se capiamo che il nostro bambino è arrabbiato perché magari ha litigato con un amico possiamo dirgli che ci dispiace che lo sia, dirgli che lo capiamo e raccontargli che anche il nostro collega oggi ci ha fatto arrabbiare.